ciao, come ti chiami? mi chiamo paola rossi.
alle elementari ero la sorella di paolo rossi un appello si’ e l’altro anche.
a catechismo, in classe di ginnastica, a ogni supplente della maestra con velleitá di simpatia, non mancava il pesonaggio di turno, con la domanda di rito. soggghigni, ironizzando sulla spericolata fantasia di chi aveva associato ad un cognome qualunque, un nome comune di persona.
no, non sono nemmeno la cugina della malcapitata vicina di banco, francesca rossi.
ed eccomi, sull’autobus, tempi delle medie. la pubblicitá del 8 per mille alla chiesa cattolica dice che mio padre, il sig. rossi, ha generosamente devoluto parte delle sue tasse alla chiesa cattolica. alla ricerca sul cancro. all’unicef. alla lotta alla leucemia.
mio zio, mario rossi, é un cittadino modello ricordandosi di far collaudare lo scaldabagno. é anche un cittadino moderno, avendo scelto la carta di credito per i suoi aquisti. un cittadino previdente, perché con la fidelity card del benzinaio, risparmia fino ad un 0,001% sul pieno della sua fiat uno.
mi sono affacciata all’adolescenza, cercando di spacciarmi per lontana parente di vasco rossi.
(non ha mai funzionato, by the way)
ho inventato psudonimi e nickname, per e-mail e accounts, per recuperre i miei rullini di foto al negozio e persino per prenotare un pollo arrosto dalla bottega dietro casa.
rossipaola?poi sguardio imbarazzati, come avessi detto “lo prenoti a nome tizia”…
ma ora é finita! entro in ospedale. otra ciudad, altri nomi, altre pronunce.
per la psicologa (che di nome fa Africa, e non ha molto da ridere, direi) sono Rosy.
per la segretaria sono Paula.
per l’infermiera sono la dr.a Ros.
tengo que deletrear mi nombre??? quasi mi emoziono.
quasi.
perche’ finalmente entro in farmacia. il giovane aitante farmacista mi serve, con seducente efficenza.
arraffa la mia carta di credito. la analizza. tira su il suo ciuffo ribelle, mi lancia un’occhiata intensa e allusiva. poi sorride, e:
“ROSSI???COMO VALENTINO????”
é finita la pacchia.
sono clementinaolga, otra vez!
superman incede pieno di testosterone, muove le gambe strette nei jeans, ogni fibra muscolare si tende, fiera, tracotante.
arranco poco dietro, inciampo nella sciarpa che mi scivola dal collo, recupero, non demordo.
superman ha la schiena ritta, i capelli rasati.
forse e’ mastro lindo. mr clean, don limpio.
fratelli del mondo, cranio lucido, bicipite plastico.
stringe nelle mani le cinghie di cuoio, una per lato. in fondo, attaccati con fiducia, due scodinzolanti cagnetti tarchiatelli.
scodinzolano, annusano, trotterellano.
ci guardiamo, loro annusano le pietre macchiate di vita lungo la strada, la polvere piena di tracce e misteri.
scoppia nella tela troppo rigida dei pantaloni la prepotenza muscolare di big jim. si affannano i pettorali, rigide pendolano le braccia brute.
los perros quasi sorridono, poi con una mossa lesta, sfilano il collare, lasciano la guida sicura e ruvida dell’uomo forzuto.
il pelo ispido del collo si gode la leggerezza dell’autonomia.
sono loro, due bastardi senza pedigree, i padroni della strada.
morbidi, flaccidi, allegri, si perdono nel paradiso di tracce senza trama;
supeman, rigido, digrigna i muscoli sterili.
l’orizzonte e’ gia’ troppo largo, per poterlo agguantare di forza.
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Pubblicato in commenti, pensieri | Tag:sogno e realtà, sulla strada, vita moderna