Inserito da: clementinaolga | 8 gennaio 2010

casa

disfo la pila dei maglioni, scavo con le dita tra la lana, quella grezza, di acquisti irripetibili, quella morbida, dei regali di mamma.

gratto tra i fili intrecciati, perdo tempo. serve essere stretti in un maglione, con le maniche dove non entra l’aria.

serve immaginare che anche oggi la neve può cadere, lenta e bianca.

o che forse sarà solo qualche spruzzo infastidito di pioggia, o nemmeno.

inspiro fino a far frizzare le narici, con gli occhi chiusi.

d’ improvviso ecco che posso svelare un sentiero, tra i fili stentati dell’erba delle aiuole. aprendo gli occhi, si disegna morbido, e inizio a salire.ho in testa un grande berretto, i suoni di fuori si appendono ai fili di lana, si appoggiano un pò, poi spariscono, lontano dalle mie orecchie.

nel sentiero di neve, nel silenzio del vento, nel caldo del mio respiro.

posso scrutarla, la neve straniera, la conosco, o forse mi sembra. è solo un pensiero, la neve.

eppure è bianca, come quella di casa.

è bianca,anche qui, e questa sarà la mia casa.

Inserito da: clementinaolga | 9 dicembre 2009

r-o-s-s-i: can you spell it?

ciao, come ti chiami? mi chiamo paola rossi.

alle elementari ero la sorella di paolo rossi un appello si’ e l’altro anche.

a catechismo, in classe di ginnastica, a ogni supplente della maestra con velleitá di simpatia, non mancava il pesonaggio di turno, con la domanda di rito.  soggghigni, ironizzando sulla spericolata fantasia di chi aveva associato ad un cognome qualunque, un nome comune di persona.

no, non sono nemmeno la cugina della malcapitata vicina di banco, francesca rossi.

ed eccomi, sull’autobus, tempi delle medie. la pubblicitá del 8 per mille alla chiesa cattolica dice che mio padre, il sig. rossi, ha generosamente devoluto parte delle sue tasse alla chiesa cattolica. alla ricerca sul cancro. all’unicef. alla lotta alla leucemia.

mio zio, mario rossi, é un cittadino modello ricordandosi di far collaudare lo scaldabagno. é anche un cittadino moderno, avendo scelto la carta di credito per i suoi aquisti. un cittadino previdente, perché con la fidelity card del benzinaio, risparmia fino ad un 0,001% sul pieno della sua fiat uno.

mi sono affacciata all’adolescenza, cercando di spacciarmi per lontana parente di vasco rossi.

(non ha mai funzionato, by the way)

ho inventato psudonimi e nickname, per e-mail e accounts, per recuperre i miei rullini di foto al negozio e persino per prenotare un pollo arrosto dalla bottega dietro casa.

rossipaola?poi sguardio imbarazzati, come avessi detto “lo prenoti a nome tizia”…

ma ora é finita! entro in ospedale. otra ciudad, altri nomi, altre pronunce.

per la psicologa (che di nome fa Africa, e non ha molto da ridere, direi) sono Rosy.

per la segretaria sono Paula.

per l’infermiera sono la dr.a Ros.

tengo que deletrear mi nombre??? quasi mi emoziono.

quasi.

perche’ finalmente entro in farmacia. il giovane aitante farmacista mi serve, con seducente efficenza.

arraffa la mia carta di credito. la analizza. tira su il suo ciuffo ribelle, mi lancia un’occhiata intensa e allusiva. poi sorride, e:

“ROSSI???COMO VALENTINO????”

é finita la pacchia.

sono clementinaolga, otra vez!

Inserito da: clementinaolga | 7 dicembre 2009

de andrè e compagnia

abbastanza giovane e imbevuta di messaggi subliminali di abili pubblicitari da possedere e perdipiu’ saper maneggiare un i pod.

abbstanza vecchia da scrollare la testa quando sono circondata da ronzii strozzati, che straripano dagli auricolari dei miei vicini di metro, la mattina.

abbastanza presuntuosa da disperarmi perche’ l’urban rap emesso dal cellulare del ragazzino con la testa che cola gommina simmons interferisce con il sontuoso silenzio di del fragore del  sole che si affaccia su nostro mare. Continua a leggere…

Inserito da: clementinaolga | 2 dicembre 2009

superman

superman incede pieno di testosterone, muove le gambe strette nei jeans, ogni fibra muscolare si tende, fiera, tracotante.

arranco poco dietro, inciampo nella sciarpa che mi scivola dal collo, recupero, non demordo.

superman ha la schiena ritta, i capelli rasati.

forse e’ mastro lindo. mr clean, don limpio.

fratelli del mondo, cranio lucido, bicipite plastico.

stringe nelle mani le cinghie di cuoio, una per lato. in fondo, attaccati con fiducia, due scodinzolanti cagnetti tarchiatelli.

scodinzolano, annusano, trotterellano.

ci guardiamo, loro annusano le pietre macchiate di vita lungo la strada, la polvere piena di tracce e misteri.

scoppia nella tela troppo rigida dei pantaloni la prepotenza muscolare di big jim. si affannano i pettorali, rigide pendolano le braccia brute.

los perros quasi sorridono, poi con una mossa lesta, sfilano il collare, lasciano la guida sicura e ruvida dell’uomo forzuto.

il pelo ispido del collo si gode la leggerezza dell’autonomia.

sono loro, due bastardi senza pedigree, i padroni della strada.

morbidi, flaccidi, allegri, si perdono nel paradiso di tracce senza trama;

supeman, rigido, digrigna i muscoli sterili.

l’orizzonte e’ gia’ troppo largo, per poterlo agguantare di forza.

Inserito da: clementinaolga | 12 ottobre 2009

una mattina

mi infilo nella notte a capofitto, sento il brusio impreciso dei meccanismi dell abic ronzare sempre più forte, mentre la spingo lungo l’afsalto.

pedalo, pedalo, poi mi lascio scorrere, come un salmone controcorrente.

ma la notte è già mattino, il ritmo dei motori pulsa ormai deciso, su e giù per la trama dasfalto, intorno a me. Continua a leggere…

Inserito da: clementinaolga | 7 ottobre 2009

ai due lati della scrivania

posa lunghe dita eleganti su un tavolo grezzo, una scrivania anonima, ignorante, banale.

lento, osserva le sue dita come fossero animali fuggiti alla cattività. poi, distratto, si aggiusta gli occhiali, per osservarmi meglio, con uno sguardo dolce e disperato. lo sguardo di un bambino e di un criminale.

le mie dita, poco curate, veloci, afferrano i miei strumenti, trasformano un foglio in un sentiero di parole, dalla penna fanno scivolare sulla carta le vibrazioni che risuonano nella stanza. Continua a leggere…

Inserito da: clementinaolga | 3 settembre 2009

glassex

l’omino pulisce i vetri, controluce, nel sole ancora tiepido.

passo nel corridoio, con il passo lento e silenzioso delle prime ore del mattino.

l’omino muove una spugna soffice, lasciando scie di sapone bianco. disegna cerchi, che si incorciano, si sovrappongono. poi li cancella, con precisione ineluttabile, con la spatola tergivetro. Continua a leggere…

Inserito da: clementinaolga | 10 agosto 2009

sole e i granelli di sabbia

scatole, scatoline. di cartone, plastica, nastro adesivo staccato e rinforzato una, due, tre volte.

scatole piene di cose, passato e presente, chiusi nel cartone.

sono pesanti, e oggi fa caldo. fa caldo, e il cielo che grida d’azzurro e’ li’ fuori ad un passo.

azzurro, azzurro come il cielo sopra le montagne, silenziose e severe. azzurro come sopra i  grattacieli a NY, che oggi si guardano l’un l’altro, nel triste spettacolo mortale di uno show che ha pigiato l’acceleratore.

azzurro, come sopra le spiagge, calde, afose, sudate. Continua a leggere…

Inserito da: clementinaolga | 29 luglio 2009

olachettal

si, lo so, non si scrive così. ma lasciatemi tempo.

ola, ola, ola. cammino lungo il corridoio, incorcio facce, capelli neri, grigi, biondi, tinti o naturali.

incrocio persone in pigiama, infermieri in divisa, medici che ciarlano verso un caffè.

li guardo, europei, indiani o cinesi, mi sfilano a fianco, unici, anonimi. Continua a leggere…

Inserito da: clementinaolga | 26 maggio 2009

pino marittimo

guardo il cielo. e poi il mare. il mare a 10 cm dai miei piedi. l’azzurro e grigio dei sassi sul fondo, le macchie scure, le increspature della brezza.

guardo il cielo ed il mare. tocco il cielo ed il mare. me li mangio e li annuso.

ho lasciato il computer acceso, su in casa sul tavolo. il computer acceso, gli armadi aperti, le idee confuse. il cielo ed il mare mi stavano chiamando. Continua a leggere…

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