Inserito da: clementinaolga | 12 Ottobre 2009

una mattina

mi infilo nella notte a capofitto, sento il brusio impreciso dei meccanismi dell abic ronzare sempre più forte, mentre la spingo lungo l’afsalto.

pedalo, pedalo, poi mi lascio scorrere, come un salmone controcorrente.

ma la notte è già mattino, il ritmo dei motori pulsa ormai deciso, su e giù per la trama dasfalto, intorno a me. Continua a leggere…

Inserito da: clementinaolga | 7 Ottobre 2009

ai due lati della scrivania

posa lunghe dita eleganti su un tavolo grezzo, una scrivania anonima, ignorante, banale.

lento, osserva le sue dita come fossero animali fuggiti alla cattività. poi, distratto, si aggiusta gli occhiali, per osservarmi meglio, con uno sguardo dolce e disperato. lo sguardo di un bambino e di un criminale.

le mie dita, poco curate, veloci, afferrano i miei strumenti, trasformano un foglio in un sentiero di parole, dalla penna fanno scivolare sulla carta le vibrazioni che risuonano nella stanza. Continua a leggere…

Inserito da: clementinaolga | 3 Settembre 2009

glassex

l’omino pulisce i vetri, controluce, nel sole ancora tiepido.

passo nel corridoio, con il passo lento e silenzioso delle prime ore del mattino.

l’omino muove una spugna soffice, lasciando scie di sapone bianco. disegna cerchi, che si incorciano, si sovrappongono. poi li cancella, con precisione ineluttabile, con la spatola tergivetro. Continua a leggere…

Inserito da: clementinaolga | 10 Agosto 2009

sole e i granelli di sabbia

scatole, scatoline. di cartone, plastica, nastro adesivo staccato e rinforzato una, due, tre volte.

scatole piene di cose, passato e presente, chiusi nel cartone.

sono pesanti, e oggi fa caldo. fa caldo, e il cielo che grida d’azzurro e’ li’ fuori ad un passo.

azzurro, azzurro come il cielo sopra le montagne, silenziose e severe. azzurro come sopra i  grattacieli a NY, che oggi si guardano l’un l’altro, nel triste spettacolo mortale di uno show che ha pigiato l’acceleratore.

azzurro, come sopra le spiagge, calde, afose, sudate. Continua a leggere…

Inserito da: clementinaolga | 29 Luglio 2009

olachettal

si, lo so, non si scrive così. ma lasciatemi tempo.

ola, ola, ola. cammino lungo il corridoio, incorcio facce, capelli neri, grigi, biondi, tinti o naturali.

incrocio persone in pigiama, infermieri in divisa, medici che ciarlano verso un caffè.

li guardo, europei, indiani o cinesi, mi sfilano a fianco, unici, anonimi. Continua a leggere…

Inserito da: clementinaolga | 26 Maggio 2009

pino marittimo

guardo il cielo. e poi il mare. il mare a 10 cm dai miei piedi. l’azzurro e grigio dei sassi sul fondo, le macchie scure, le increspature della brezza.

guardo il cielo ed il mare. tocco il cielo ed il mare. me li mangio e li annuso.

ho lasciato il computer acceso, su in casa sul tavolo. il computer acceso, gli armadi aperti, le idee confuse. il cielo ed il mare mi stavano chiamando. Continua a leggere…

Inserito da: clementinaolga | 12 Maggio 2009

musica, maestro

Genova si vende in piazza, si mette sul mercato. Genova dà la cera ai suoi ori, lucida le gemme dei suoi tesori.

Note di De Andrè risuonano da palazzo ducale ai negozi in giro, foto, libri, rassegne.

Ne approfitteranno anche la Philip Morris e la Marlboro, di tutte le belle istantanee del compianto Fabrizio, sguardo scostante e immancabile sigaretta tra le labbra.

Mostre, spettacoli, conferenze.

Ci manca solo il premier che strimpella ” bocca di rosa” all’onore della labbra rifatte di qualche velina e abbiamo tutto.

Allo spettacolo entro un po’scettica un po’ distante, sola, protetta entrando tra la ciarliera folla del pubblico dal mio casco nero.

Eppure in fondo curiosa, non vedo l’ora che il buio del sipario lasci solo per me il tutto tondo delle note.

Continua a leggere…

Inserito da: clementinaolga | 11 Marzo 2009

come santino

tutti seduti, in gabbia.

tutti comodi, a sbocconcellare noccioline. a grattarsi la testa. a spulciarsi l’un l’altro.

espressione sospesa, bighellonnando nello zoo, pallida imitazione di madre natura.

gli scimpanzè come noi tutti, un pò annichiliti, abituati forse nel tempo alle foto dei curiosi, alle battute sempre uguali, alla libertà che si ferma contro le sbarre.

non è così male, ingrassati e pigri, ci dimentichiamo di aver potuto scegliere di arrampicari più su, in cima ai rami, lontano da chi passava sotto, vicino al sole, a catturare i frutti migliori della nostra terra.

santino però ha smesso di ciarlare con noi, non si diverte più in posa per i turisti dello zoo. rimescola nella sua testona pelosa strani ricordi prima confusi, ora vividi e prepotenti.

raccoglie le pietre santino, le pietre come bandiere, pietre come parole.

lasciateci la nostra vita al di là del sipario, lasciateci liberi, liberi di nascere e morire, di riprodurci e giocare, amare e oziare senza il muso di uno spettatore a frugare nelle nostre pieghe quotidiane.

chi lo spiega a santino, chi lo racconta a darwin che l’uomo è sceso dalla luna per immergersi nel GF?

(per la cronaca:  santino)

Inserito da: clementinaolga | 8 Marzo 2009

pomeriggio di ozio

c’è una pozza in giardino, di acqua melmosa e freschissima. la pioggia l’ha riempita, il sole la estingue.

la prigione del mio corpo, pesante, greve, lo sguardo che filtra in spazi ulteriori, naviga sulle onde della luce, rimbalza sui riflessi dell’acqua.

come gioca, un cardellino, bellissimo, concentrato sugli spruzzi piacevoli della pozza.

come è lento il mio passo, nervoso, incerto. incespica, ritorna a passare sugli stessi mattoni, si ferma, riprende.

l’uccellino indugia, nel piacere assoluto di un momento. lo guardo, inseguita dal correre delle mie ore.

vola via, ora il cielo lo nasconde ai miei occhi.

c’è uno stagno limaccioso, inerte. c’è una sorgente tra le frasche, forse la posso scoprire. posso nutrire lo stagno di nuova linfa dalla terra. posso alzarmi e volare via.

Inserito da: clementinaolga | 2 Marzo 2009

onda

un’onda violenta.

una forza sottile, ma terribile, immensa.

le sue parole, le sue vibrazioni.

poi l’acqua refluisce, quasi si fosse sbagliata.

tramortita, ancora affannata, frastornata, resta immobile un pò,

aspetta che l’acqua scorra giù dal corpo

mentre, appoggiata alla spiaggia, ferita dalla forza dell acqua irruente come lei,

si stupisce

e sente il dolore e la rabbia.

un’onda ha portato nuovi cocci sulla riva, ha distrutto un castello di sabbia.

una donna si alza, la sua voce roca tentenna, ma sa di nuovo cantare. più forte, più piena, a coprire il rumore del mare.

un’onda, violenta, s’infrange. ma la donna ha imparato a nuotare.

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