la neve, la mattina presto, ancora dura e secca, mentre si stropiccia ai primi raggi del sole, si sgrana sotto il passo lento e regolare, sotto lo sci che avanza, lungo le spalle pazienti del ghiacciaio.
solo questo rumorino, crac crac, sotto i miei piedi, osservo le mie gambe, che avanzano, una poi l’altra. e il mio fiato, un pò troppo affaticato, un pò troppo all’inseguimento del cuore.
non si sentono intorno le nuvole che rade si sfilacciano per tutto il cielo, fino a dove si vede, non le vette di roccia che ci osservano, piccoli, un uomo e una donna, che ci arrampichiamo lenti sulla salita immacolata, forti dei nostri gore tex, dgli sci in carbonio, degli attacchi in titanio.
non fa fruscii l’erba che può riprendere a crescere, dove la neve si è sciolta.
eppure l’ha gia assaggiata, l’ha già trovata, quest’erba prelibata la marmotta grassoccia che comoda si affaccia dalla sua tana. annusa l’aria, lei nella sua pelliccia calda, sempre la stessa, fino dai tempi in cui le pelli di foca ancora non le avevano inventate
ci snobba, nemmeno le facciamo paura. aspetta ancora. poi, in un baleno, è solo una coda folta, che è risucchiata nel buio del buco sul pendio. non deve cambiare attrezzatura, non modifca i suoi ritmi. non è salita nel silenzio del ghiacciaio perchè è il ponte del 1 maggio.
l’uomo e la donna, salgono, si scambiano della cioccolata, poi riprendono, la loro fatica così animale, il loro aspetto così plasmato dall’umano ingegno. per un attimo però la montagna li fa suoi, come due marmotte, uguali da sempre, da sempre adatte a questo loro mondo. uguali, semplici e indifesi, nonostante gli scarponi da 300 euro e le loro teste, piene di idee e troppe circonvoluzioni.
ma devono scendere, scendere dalla magia, l’uomo e la donna, devono curvare, attenti, godendo per un momento di poter quasi volare. devono ritornare a tane confortevoli ed evolute, a spazi complicati e ricercati. dove altri uomini e altre donne hanno costruito, modificato, creato.
dove, a volte, si può essere macellati per pochi grammi di tabacco. a due passi da un teatro che inneggia alla poesia degli uomini e delle donne. a due passi dalle montagne impallinate dalle tane di marmotte che ora, per davvero, hanno paura dell’uomo.
Le nostra tane, confortevoli ed evolute, sono diventate le nostre prigioni. o almeno, rischiano di diventarlo.
marmotte? Lessini o Baldo?
Da: pani su 5 Maggio 2008
alle 11:35 pm
@pani: lessini o baldo????scusa l’ottusità, non capisco…
Da: clementinaolga su 6 Maggio 2008
alle 10:44 pm
niente ottusità…pensavo che fossi andata sui lessini o sul baldo, sopra Verona, zone ricche di marmotte
Da: pani su 6 Maggio 2008
alle 10:48 pm
immaginavo…poi pensavo che magari invece erano due famosi autori che hanno descritto le prodezze dei roditori in rima baciata…:-)
ero nella vanoise, ghiacciai francesi al di là del moncenisio.
per fortuna non giravo a verona, e nessun ragazzino dalla faccina imberbe mi ha chiesto sigarette…
che orrore.
Da: clementinaolga su 6 Maggio 2008
alle 10:53 pm
immaginavo anche io, perché ghiacciai sui lessini o sul baldo non ce ne sono.
Sì, orrore. Brutti tempi.
Da: pani su 6 Maggio 2008
alle 11:07 pm
Che poesia ClementinaOlga…
mi piace molto come scrivi e le considerazioni che hai fatto le sento anche mie. Lunedì ero con Celso e Cuni, al Britannia Hutte a fare il Rimpfishhorn, nessuna marmotta e un culo così ma un ambiente davvero “possente” e magnifico, mi ha dato la carica per il resto della settimana.
A presto.
Da: Raffaele su 8 Maggio 2008
alle 11:02 am
allora non sono l’unico a dire che c’è della poesia nascosta in quello che scrivi
Da: pani su 8 Maggio 2008
alle 1:43 pm