sono seduti uno accanto al’altro.
bambini, con semplici vestiti. Signori, con superbi tesori.
aprimi il petto, qui, scorri le dita lungo il solco duro dello sterno. scendi, sentirai il caldo della pelle, le sue imperfezioni. la sua meraviglia.
metti la mano nel cuore, affondala. no, non avere paura. lascia che le tua dita si scaldino nel sangue che mi irrora le arterie.
tira, tira fuori.
tira fuori un sorriso baffuto. conosci, un baffo grigio, uno sguardo un po’ stanco, che accarezza la rabbia bambina. le lacrime piu’ vere, di un vecchio che ha condiviso il suo cuore.
scava.
e scopri una piccola donna, piccola e dura. una nana, due tette, le sue, inutili e grandi, un abbraccio di un corpo rimasto bambino.
ancora.
una porta che si apre, le chiavi, la toppa, una mano arrivata giusto in tempo. sedute per terra, sorelle, in un utero nuovo, per una notte astratta, senza tempo, e di superflue parole.
scava il mio petto, cerca, ancora.
una grande paura, di passione, dolore, follia. una donna, o due. poi da sola. un feroce destino, per piantare, testarda, un nostro seme coraggioso.
cosa cerchi, con le dita, a grattare lí dentro al toarce?
cerchi visi, note, profumi?
li ho serbati, ognuno per bene, in scatole sicure e leggere, li ho portati e ospitati, aspettavo una mano curiosa.
