iperprotezione

30 04 2008

domenica scorsa una folla immensa si è radunata nella superlativa chiesa di renzo piano per l’esposizione della salma di padre pio. anzi, san padre pio.

numeri impressionanti, ma si sa, il fascino di una salma può essere inspiegabilmente irresistibile.

una cos ami chiedo: i resti del santo sono stati esposti protetti da una teca speciale, in vetro antiproiettile.

ma non era già morto il corpo esposto?

o mi vorranno dire che avevano tenuto padre pio vivo per 30 anni nella cripta della chiesa?

misteri della fede.





exit poll. meglio:pull!

14 04 2008

ha un bel da diluviare, stasera. non è la moto sull’asfalto, a farmi paura.

è la corsa all’impazzata dell’Italia uscita dalle urne, che fa venire la pelle d’oca.

vespa, ipercinetico, impone un ritmo da marcia di radetzky alla sua creatura da palinsesto rai. orrido inquietante eccitamento. Leggi il seguito di questo post »





in memoria di edmondo

11 04 2008

tempi di battaglie elettorali, questi giorni. gli ultimi, grazie al cielo.

slogan e insulti di martice comunista si intrecciano a panzanate e bugie liberal.

interviste, comizi, valanghe di parole. l’interesse del cittadino, la dignità del lavoratore italiano, il valore della famiglia, l’europa, dimenticare il passato.

troppo astratti quesi concetti.

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avanti un altro

24 01 2008

sono stata a festeggiare in piazza, facendo urlare il clacson e sorridendo a sconosciuti, per l’italia mondiale.

mi ero addirittura immersa in un bagno collettivo nella fontana, per il genoa in europa, un po’ di anni fa. (errori di gioventù!)

e già mi è parso sufficientemente stupido. Leggi il seguito di questo post »





tiggi’

18 01 2008

impazza la polemica sul papa universitario. primi piani  che insistono sul riporto di benedetto scarmigliato dal vento, dalle polemiche, dalle migliaia e migliaia di parole vomitate su giornali, tivù e rete. opinioni, inchieste, speculazioni.

ci fosse altrettanto scalpore per verificare se i nostri illustri docenti univesitari, che della sapienza dovrebbero essere i divulgatori, serbino ancora memoria di dove sia ubicata la sede del loro lavoro…

ma il piatto è ancor più ricco questa sera. questa sera va in onda la vicenda di clemente e sandra. Leggi il seguito di questo post »





avvantaggiate

15 01 2008

a genova si chiamano cosi’ le trofie, quando nel piatto verde di pesto, tra patate e fagiolini, trionfano le trofie, appunto, fatte di farina mista, di grano e castagne.

chiaramente ingerirle avvantaggia il consumatore rispetto al concorrente che si nutre di tramezzino mefitico.

e cosi’ anche le gambe di pistorius, un bel vantaggio pare, rispetto a chi le gambe ce le ha ancora vintage, quelle vecchio stile, di carne e ossa e peli.

poco importa, immagino, il trascurabile percorso che lo ha riportato su una pista da corsa, lasciando le sue estremita’ in qualche freezer di un’anatomia patologica. la menomazione diventa un lusso, la tragedia un elemento discriminante.

suona un pò, alle mie orecchie forse distorte, come dire che percorrendo una strada in discesa ha un bel vantaggio chi puo’ essere seduto su una sedia a rotelle, rispetto a me, povera mortale, che devo faticosamente spingere avanti, passo passo, le mie gambette.

vero, arriverebbe prima lui.

non oso immaginare quali velocita’ toccherebbe l’uomo bionico, il monco sudafricano, se in vista di una gara si scofanasse un paio di etti di trofie nostrane…





messaggio a cura….

26 09 2007

…della presidenza del consiglio…

non scherziamo.

semplice mia manifestazione di affetto per la carta stampata (e per chi me la procura!)

mi siedo alla tastiera, vorrei muovere le mani veloce.far danzare leggere le mie dita. (ahime’, la natura non mi ha dotato di un paio di zampe propriamente da pianista!)
la parola, lo strumento piu’ misterioso.
per questo mi piace avere tra le mani le pagine di un libro, mi piace anche solo guardare le parole. piccole, lunghe. una dopo l’altra. per creare universi e colori. sapori e pensieri.
stasera vorrei pero’ che oltre al mosaico di lettere la mia tastiera si trasformase in quella zebrata di un pianoforte. per far danzare intorno alla mia testa delle note. sospenderle nell’aria, infilarci poi la testa dentro. immergermici.
trasformare un’emozione in una serie di palline su un pentagramma.
vorrei che uscissero profumi. il sapore del mare. vorrei riprodurre l’odore della gente, il profumo dell’alba silenziosa e deserta, quando faccio capolino da una tenda trascinata in mezzo a qualche monte. (dopo aver doversosamente imprecato per i dolori alla schiena: l’eta’ avanza!)
riapro gli occhi.
rivedo la familiare sequenza \1234567890?ì                                    
                                         qwertyuiopè+
                                         asdfghjklòà§ç
                                           zxcvbnm,.-
sorrido.
mi infilo a letto, e riprendo a scorrere il fiume di parole da cui adoro farmi trasportare. ogni sera in un rafting sempre nuovo.
grazie a chi sopperisce alla mia pigrizia di scegliere il prossimo libro regalandomi un biglietto per viaggi tutti miei.





ikecologico

12 09 2007

premetto che non piu’ tardi di una settimana fa ho riempito la macchina di sedie, mobiletti, gdgets imperdibili comperati in quel di ikea. niente di preconcetto, dunque.

gli autobus della città sono foderati di immagini svedesi, ammiccanti cataloghi con nomi impronunciabili dedicati a pouffs di forme fantasiose, tazze e scaffali.

bambini biondi sorridono in questi salottini luminosi, accomodandosi su cuscini colorati, sotto lo sgurado di nordiche mamme serafiche.

il medesimo catalogo mi è stato recapitato aggratis a casa. a me, come ad altre, immagino, quantità di famiglie italiane.

pagine e pagine di foto, i soliti divani “ektorp”, prezzi imbattibili sbandierati. già conosciamo, grazie. ce lo possiamo vedere online, il cataologo.

ma con che logica, dopo aver sprecato bilioni di kili di carta, mi costringono a restituire l’alberello di natale dopo l’uso? che quando in svezia si vedono arrivare l’ennesima carrata di abeti gli viene un picco di angoscia.

allora meglio ricevere quel bel libercolo sulla vita del berlusca: la carta era anche di miglior fattura (la classe non è acqua!)e le storie all’interno avvincenti e commoventi, degne del miglior De Amicis.

e poi ci parlano del “caro scuola”: che il cartaceo abbia ancora un prezzo fa davvero notizia.





non ci resta che piangere

5 09 2007

immagino che chiunque cazzeggi sul web (come la sottoscritta) abbia avuto un moto di umana tensione nel leggere le “confessioni” odierne dell’impareggiabile Bush.

ebbene si’, il mitico “impareggiabile Piero” delle settimana enigmistica impallidisce di fronte alle gag di questo personaggio. con la sola differenza che quello disegnato sui fumetti a fine settimana puoi archiviarlo nell’eco-carta, il nostro texano invece non è riciclabile (e comunque, sta facendo in modo di ostacolare qualunque attività eco-friendly, just in case)

insomma, anche i cow boy hanno un cuore. lacrime, fiumi di soluzione salina sembrerebbe che siano stati sparsi in anni di onesta attività presidenziale. mi domando se per soffiarsi sonoramente il naso george utilizzi la bandiera dell’iran, o se ricorra banalmente ad un kleenex.

piange sulla spalla di Dio, poveraccio lui, probabilmente gli saranno venuti i reumi.

piange nel letto con la moglie barbara, la sera dll’11 settembre. piange quando un fido servitore irrompe nella privacy del talamo (c’è gente che per portare a casa la pagnotta è costretta a mestieri ingrati…) per consigliare alla coppia di rifugiarsi nel bunker. e lui, giù lacrime. afferra il cane sotto un braccio, un gatto sotto l’altro (pare che, essendo senza lenti a contatto abbia scambiato uno dei due mammiferi per Barbara). il cuore straziato, sigh sigh.

straziato per aver dovuto abbandonare un canarino? (poteva metterselo al sicuro….vabè, cerchiamo di non essere volgari)

chissà se gli è venuto in mente che c’è gente che ha pianto meno lacrime (ma credo assai più amare)trasportando sotto braccio i corpi inerti di figli e fratelli.

chissà se si è chiesto a chi può interessare il funzionamento delle sue ghiandole lacrimali, quando sembra che siano i suoi neuroni a perdere qualche colpo.





pacifista?

22 08 2007

esco di casa, mi allaccio la cintura di sicurezza. non ho bevuto (bè, sono le 8 di mattina, comunque ci tenevo a precisarlo).

procedo a 50 km/h, ligia e remigia. sorrido persino ai passanti, lascio pasare i pedoni sulle striscie. anche in caso siano preti. o rastamen. o colletti bianchi.

dopo due giorni di pioggia tropicale la natura rifiata, sprazzi di sole. annuso l’aria umida del mattino, quasi contenta di percorrere la strada verso l’ospedale.

in testa l’eco dei soliti mugugni con cui abbiamo condito una pasta al pesto con amici (nel segno della tradizione genovese!) su questa nostra italia dei comici e dei genî, degli impuniti e dei privilegiati, delle parolone e della truffe quotidiane.

Mi accodo, semaforo rosso. Dietro di me, un prof di un altro reparto, lo riconosco. Davanti, forse sarà un paziente, forse invece l’omino che aggiusta le macchinette del caffè.

Veloce, da in fondo alla via, arriva una macchina della polizia, elegantemente supera la fila, si mette a cavallo della carreggiata.

(anni fa, per la stessa identica manovra, mia madre aveva vinto una salaccata di multa, n.d.r.)

scatta il verde. la gazzella scarica una prima rombante, 10 L di benzina gentilmente offerta dal contribuente, si arrampica su marciapiede di fronte, freno a mano. scende il paladino della repubblica, il difensore del cittadino, si aggiusta il cavallo dei pantaloni. entra nel bar, per un doveroso caffè.

le bandierine della pace perdono colore, nella mia testa, per un attimo vorrei accelerare e schiantarmi contro questa inutile arroganza. vorrei poter togliermi il prurito di manifestare il fastidio irrefrenabile che suscita nel cittadino moderatamente (dis-)onesto l’esercizio di un potere meschino.

metto la freccia, svolto verso l’ingresso dell’ospedale. ricaccio giù a fatica i pregiudizi, i luoghi comuni con cui mi ostino a combattere.

credo ancora di potermi stizzire con il facile sommario relegare i singoli in categorie etichettate…ma, chissà dovrò invece dar retta a chi dice che i gatti neri (…e le suore) portino rogna.

per fortuna, comunque, nè l’uno nè le altre mi attraversano la strada, stamattina.

a tutte le forze dell’ordine e agli occupanti dei C.S.O.A. una radiosa giornata