Pubblicato da: clementinaolga | 10 febbraio 2011

scatole

sono seduti uno accanto al’altro.

bambini, con semplici vestiti. Signori, con superbi tesori.

aprimi il petto, qui, scorri le dita lungo il solco duro dello sterno. scendi, sentirai il caldo della pelle, le sue imperfezioni. la sua meraviglia. Continua a leggere…

Pubblicato da: clementinaolga | 10 febbraio 2011

nella montagna,con 5 sensi (+1)

rumore. quello della sveglia, che trasforma la notte in mattino.

rumore, non suono. dopo, e’ solo lo stupito battito del mio cuore. il respiro, e forse anche qualche pensiero in disordine, che rimbalza nella testa assonnata. Continua a leggere…

Pubblicato da: clementinaolga | 17 dicembre 2010

made in italy

ancora buio.  e freddo.

e ancora molto sonno. magari prendo un autobus. potrei sedermi, e  leggere di sottechi  il giornale del vicino. se peró fosse un fissato del barça? o del madrid? o del wrestling? o se magari avesse comprato el mundo…dio me ne scampi…

magari sarebbe invece un fortunato possessore di IPhone, perso nel trastullarsi con qualche applicazione insostituibile…e che rabbia, che invidia, che finta snobberia dovrei sfoderare…

prendo la bici.

anche oggi, prendo la bici e pedalo.

c’é quasi freddo, in un’alba rumorosa di cittá. c’é il vento che m’immagino sfidi il mio percorso, il salmastro del mare annega tra i tubi di scappamento.

l’odore di bruciato della rabbia di Roma ha intriso i miei sensi, un nodo alla gola mi stringe, mentre riaffiorano i macabri volti in dopiopetto mettere in scena l’assassinio del mio paese.

se pedalo piú forte il vento porta via questo odore. mi agguanto bene al manubrio, appesa alle maniglie. é una giostra che mi fa ruotare, inizia i suoi giri, piano, poi veloce, sempre piú.

gira, chilometri di giri, ancora sono al principio. ma forse no, sono in alto, sospesa a un manubrio. tengo strette le mani, il mio corpo lanciato in fuori, resisto, il vento anche qui, in questa centrifuga della vita.

stringo che mi si induriscono i piccoli muscoli delle mani. e delle braccia, su, fino al collo e anche lo sguardo.

quando infine le apro, é calmo il vento, é sparito. non c’é odore. né notte, se ne va il buio.

é giá mattina, anche a Roma, nell’Italia frastornata, un pó intirizzita, stretta tra le mie mani.

 

Pubblicato da: clementinaolga | 8 marzo 2010

saffo ci fa un baffo

e con la loren ci sono quasi tutte.

mancano mia nonna (purtroppo fuori concorso per decesso) e poche altre.

il bacio saffico intriga i fotografi, fa impazzare di click i siti di repubblica. Continua a leggere…

Pubblicato da: clementinaolga | 11 febbraio 2010

ereditá

mia mamma ha cento anni.

ha cento anni, e piú, e piú di mille rughe.

secche, leggere, le setacciano il sorriso, da una parte all’altra.

cento anni di risate, e lacrime che si incanalano giú per le pieghe della pelle, troppo presto asciugate, o forse nemmeno spuntate.

mille rughe, di dubbi, di rabbia, di parole, e pensieri.

sulla sua pelle, ci sono grani di deserto, antichi e sottilissimi, ci sono i bagliori riflessi dal mare, il suo salmastro sconosciuto e conquistato, polvere, e tempo.

resta il calco, tra le pieghe del tempo, marcato, su un viso passato.

nelle mie rughe, la mia pelle nuova, selvaggia, ho scovato un sorriso, accennato, composto.

lo vedo, ora, sí, una traccia, un tesoro. ora lo so, non si era perduto.


Pubblicato da: clementinaolga | 8 gennaio 2010

casa

disfo la pila dei maglioni, scavo con le dita tra la lana, quella grezza, di acquisti irripetibili, quella morbida, dei regali di mamma.

gratto tra i fili intrecciati, perdo tempo. serve essere stretti in un maglione, con le maniche dove non entra l’aria.

serve immaginare che anche oggi la neve può cadere, lenta e bianca.

o che forse sarà solo qualche spruzzo infastidito di pioggia, o nemmeno.

inspiro fino a far frizzare le narici, con gli occhi chiusi.

d’ improvviso ecco che posso svelare un sentiero, tra i fili stentati dell’erba delle aiuole. aprendo gli occhi, si disegna morbido, e inizio a salire.ho in testa un grande berretto, i suoni di fuori si appendono ai fili di lana, si appoggiano un pò, poi spariscono, lontano dalle mie orecchie.

nel sentiero di neve, nel silenzio del vento, nel caldo del mio respiro.

posso scrutarla, la neve straniera, la conosco, o forse mi sembra. è solo un pensiero, la neve.

eppure è bianca, come quella di casa.

è bianca,anche qui, e questa sarà la mia casa.

Pubblicato da: clementinaolga | 9 dicembre 2009

r-o-s-s-i: can you spell it?

ciao, come ti chiami? mi chiamo paola rossi.

alle elementari ero la sorella di paolo rossi un appello si’ e l’altro anche.

a catechismo, in classe di ginnastica, a ogni supplente della maestra con velleitá di simpatia, non mancava il pesonaggio di turno, con la domanda di rito.  soggghigni, ironizzando sulla spericolata fantasia di chi aveva associato ad un cognome qualunque, un nome comune di persona.

no, non sono nemmeno la cugina della malcapitata vicina di banco, francesca rossi.

ed eccomi, sull’autobus, tempi delle medie. la pubblicitá del 8 per mille alla chiesa cattolica dice che mio padre, il sig. rossi, ha generosamente devoluto parte delle sue tasse alla chiesa cattolica. alla ricerca sul cancro. all’unicef. alla lotta alla leucemia.

mio zio, mario rossi, é un cittadino modello ricordandosi di far collaudare lo scaldabagno. é anche un cittadino moderno, avendo scelto la carta di credito per i suoi aquisti. un cittadino previdente, perché con la fidelity card del benzinaio, risparmia fino ad un 0,001% sul pieno della sua fiat uno.

mi sono affacciata all’adolescenza, cercando di spacciarmi per lontana parente di vasco rossi.

(non ha mai funzionato, by the way)

ho inventato psudonimi e nickname, per e-mail e accounts, per recuperre i miei rullini di foto al negozio e persino per prenotare un pollo arrosto dalla bottega dietro casa.

rossipaola?poi sguardio imbarazzati, come avessi detto “lo prenoti a nome tizia”…

ma ora é finita! entro in ospedale. otra ciudad, altri nomi, altre pronunce.

per la psicologa (che di nome fa Africa, e non ha molto da ridere, direi) sono Rosy.

per la segretaria sono Paula.

per l’infermiera sono la dr.a Ros.

tengo que deletrear mi nombre??? quasi mi emoziono.

quasi.

perche’ finalmente entro in farmacia. il giovane aitante farmacista mi serve, con seducente efficenza.

arraffa la mia carta di credito. la analizza. tira su il suo ciuffo ribelle, mi lancia un’occhiata intensa e allusiva. poi sorride, e:

“ROSSI???COMO VALENTINO????”

é finita la pacchia.

sono clementinaolga, otra vez!

Pubblicato da: clementinaolga | 7 dicembre 2009

de andrè e compagnia

abbastanza giovane e imbevuta di messaggi subliminali di abili pubblicitari da possedere e perdipiu’ saper maneggiare un i pod.

abbstanza vecchia da scrollare la testa quando sono circondata da ronzii strozzati, che straripano dagli auricolari dei miei vicini di metro, la mattina.

abbastanza presuntuosa da disperarmi perche’ l’urban rap emesso dal cellulare del ragazzino con la testa che cola gommina simmons interferisce con il sontuoso silenzio di del fragore del  sole che si affaccia su nostro mare. Continua a leggere…

Pubblicato da: clementinaolga | 2 dicembre 2009

superman

superman incede pieno di testosterone, muove le gambe strette nei jeans, ogni fibra muscolare si tende, fiera, tracotante.

arranco poco dietro, inciampo nella sciarpa che mi scivola dal collo, recupero, non demordo.

superman ha la schiena ritta, i capelli rasati.

forse e’ mastro lindo. mr clean, don limpio.

fratelli del mondo, cranio lucido, bicipite plastico.

stringe nelle mani le cinghie di cuoio, una per lato. in fondo, attaccati con fiducia, due scodinzolanti cagnetti tarchiatelli.

scodinzolano, annusano, trotterellano.

ci guardiamo, loro annusano le pietre macchiate di vita lungo la strada, la polvere piena di tracce e misteri.

scoppia nella tela troppo rigida dei pantaloni la prepotenza muscolare di big jim. si affannano i pettorali, rigide pendolano le braccia brute.

los perros quasi sorridono, poi con una mossa lesta, sfilano il collare, lasciano la guida sicura e ruvida dell’uomo forzuto.

il pelo ispido del collo si gode la leggerezza dell’autonomia.

sono loro, due bastardi senza pedigree, i padroni della strada.

morbidi, flaccidi, allegri, si perdono nel paradiso di tracce senza trama;

supeman, rigido, digrigna i muscoli sterili.

l’orizzonte e’ gia’ troppo largo, per poterlo agguantare di forza.

Pubblicato da: clementinaolga | 12 ottobre 2009

una mattina

mi infilo nella notte a capofitto, sento il brusio impreciso dei meccanismi dell abic ronzare sempre più forte, mentre la spingo lungo l’afsalto.

pedalo, pedalo, poi mi lascio scorrere, come un salmone controcorrente.

ma la notte è già mattino, il ritmo dei motori pulsa ormai deciso, su e giù per la trama dasfalto, intorno a me. Continua a leggere…

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