Pubblicato da: clementinaolga | 11 aprile 2008

in memoria di edmondo

tempi di battaglie elettorali, questi giorni. gli ultimi, grazie al cielo.

slogan e insulti di martice comunista si intrecciano a panzanate e bugie liberal.

interviste, comizi, valanghe di parole. l’interesse del cittadino, la dignità del lavoratore italiano, il valore della famiglia, l’europa, dimenticare il passato.

troppo astratti quesi concetti.

per fortuna poi i nostri candidati si sbottonano la camicia, riprendono tratti umani, quell’umano vero, da banchetto del mercato, del rosicare perchè quel testa di legno del mio compagno delle elementari , che me lo ricordo bene, faticava a leggere e scrivere, ora mi asfissia al semaforo dall’alto della sua Cayenne, imbalsamato in un manageriale abito gessato: come avrà fatto, come è ingiusta la società, dov’è finita la meritocrazia.

bè, infatti Silvio che pur vanta nel suo palmares titoli invidiabili, deve faticare a tollerare quel sassolino nella scarpa di non essere l’unico, il milgiore ad avere ottenuto una laurea. (per il titolo nobiliare c’è ancora spazio, ndr.)

attacca, come io potevo intorno alla 4 elementare spintonare l’odiato compagno maurizio, reo di avere le orecchie a sventola, essere sampdoriano ed avere sempre la focaccia per merenda. intollerabile, per me che avevo le orecchie a sventola, non capivo nulla di calcio e tiravo fuori dalla cartella dei vergonosi crackers in frantumi.

dunque attacca, silvio, ci partecipa memorie studentesche di libri e partite a calcetto. ci da il là, per immaginarlo, lui con una zazzera di capelli all’epoca veri a macinare furbo esami su esami, mentre il tamarro tonino, a voce sempre un po’ troppo alta, organizzava le squadre per la sfida.

una bella strimpellata di morandi in sottofondo, ed è fatta.

ma il genio di de amicis lo sapeva. gli italiani sono fatti così.

infatti il magistrato di pietro, il senatore, non disdegna la sfida, non minimizza, lasciando la questione ai propri avvocati.

no.

controbatte, con un affresco dell’italia del nord vista dal basso del sud, con una nauseante ventata – peggio di quando apri l’arbre magique nuovo in macchina, che lo sentono quelli dietro in coda al semaforo -dei sapori  dell’italia che si fa i calli sulle mani, dello scugnizzo sbarcato a milano centrale con un fardellino misero di cose, una caciotta e l’immaginetta sacra.

se avesse versato qualche lacrimuccia sui microfoni rai, giuro, lo avrei votato.

ci crediamo, tonino, alla tua laurea, ai tuoi 30 e 30 e lode. alle tue radici contadine, al tuo sacro fuoco.

però,

speravamo di esserci librati delle strazianti vicede di garrone, franti ed enrico varcata la soglia della 5 elementare. li ritrovamo, più grassi e mediatici, alle interviste pre-elettorali.

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