Pubblicato da: clementinaolga | 12 novembre 2008

allo specchio

Mi sento ogni pezzetto del legamento della spalla.

Dolente.

Dovrei anche sapere come si chiamano, ognuno di questi maledetti pezzetti ha un nome. Ma in questo momento non li ricordo. Forse non li ho mai imparati.
Poco male.
Sento che anche le ossicina del piede, che devono essere molte, anche queste temo di non ricordarle bene, sono stufe di trascinarmi in giro.
Mi guardo.

Mi sento addosso una giornata di 2400 ore, invece probabilmente quando mi sono svegliata, stamattina la signora che mi sta seduta accanto probabilmente aveva già concluso un paio di ottimi affari. E ora si sistema i capelli ondulati, il trucco è quasi perfetto, forse potrebbe solo ritoccare il contorno labbra.

Cerco di guardarmi.

Ho addosso la cerata da pioggia per la moto, è una XL, così sotto mi ci sta anche la giacca normale e il paraschiena. Ma ora sto per salire su un treno, non piove e le maniche mi coprono fino alla falangetta (e con questa proprietà di linguaggio tecnico risollevo le mie sorti professionali): complessivamente l’effetto è piuttosto quello di uno spaventapasseri.

Metto disinvolta le mani in tasca.

Dentro ci trovo pagine di giornale, un pacchetto di kleenex sopravvissuti (con qualche danno) ai temporali delle ultime settimane – o forse degli ultimi inverni – un pezzo di un mazzo di chiavi, un paio di assorbenti di sottomarca, il telefono, i confetti di chissà che matrimonio e battesimo, il biglietto del treno.

Bene.

Con nonsciallanza cambio tasche, così ora mi concentro sui pantaloni con cui mi sono catapultata nel mondo oggi.

Un paio bragoni di velluto così li hanno aboliti persino dalla divisa scout, credo.

Per fortuna ferroviedellostato ha il buon gusto di aver lesinato gli specchi, sulle carrozze più recenti. Nei vecchi comparti a 6, quelli col vellutino bisunto o la finta pelle sudaticcia, avrei avuto il colpo di grazia di un’implacabile visione della mia pettinatura. Invece così mi convinco che la signora glamour accanto a me mi osservi come fosse al museo di scienza naturale per una simpatia istintiva nei miei confronti. Non per altro.

I treni non sono tutti uguali. Si somigliano, ma quando sali ti accorgi che ognuno raccoglie un piccolo cosmo.
Ed eccomi, sul treno, quello da milano: tutti sono molto impegnati e seri.

C’è silenzio, forse i rari bambini sono insonorizzati. Chi legge, chi lavora. Ci sono più computer qui che nello studio di fuksas.
Apro anche io il mio.

Fierissima.

Inizio a scrivere queste note, e mi scappa anche un po’ da sorridere.

Ora, per far colpo sulla signora glamour, mi metto con fervore a disegnare due tabelle excel e inserire qua e là grafici colorati.

Non vorrei sospettasse che mi sto solo rilassando.

Poi magari le chiedo anche l’indirizzo del suo parrucchiere. E se mi va di culo, magari mi passa sottobanco un catalogo di max mara.

L’ispirazione è tutto.

Me lo sfoglio stasera, anzi tra poco sotto le coperte, al sicuro da sguardi indiscreti.

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Responses

  1. uff! andare al lavoro per te è già un lavoro. Ma quanto impieghi?

  2. più o meno sono 30 anni che sto in giro…e ancora devo arrivare

  3. uhm…un viaggio lungo. E molto vario. Ma prima o poi arriverai, credo.

  4. Non so come dirtelo, ma io sono te!
    A me in più cala sempre la zip dei pantaloni, e alle signore glamour questo non fa per niente simpatia.
    Ti leggo sempre che è un piacere!

  5. Già, fa sempre molto figo fare 2 tabelle Excel sul portatile. Meno male che tu il PC lo usi anche per scrivere questi piacevoli racconti.

  6. cmq le falangette le sapevo anch’io…. quindi non vale niente, inutile anche come specialista di scienze a trivial, spiacente! sorte professionale ancora da risollevare…
    cià.v

  7. @zitto: aspetto la definizione di falangette. e anche le tue falangette in busta chiusa, se possibile posta celere.

  8. se vuoi te le tatuo sulla fazza le mie falangette, celermente si intende! ah ma scusa io pensavo a fargetta il mitico dj, ma più che altro un maestro di vita, che storia è questa della falangetta? non lo so pensavo di saperla ce l’ho sulla punta delle dita ma proprio non mi viene in mente. cià.z.


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