big bloody apple: parole quasi d’amore

ore 22.00 finalmente mi rimetto davanti alla tastiera, e provero’ a scrivere qualche pensiero.prima ero come soffocata, da una sensazione di “prigionia”, di stordimento, di estraneita’ al mondoche si affretta e si consuma,qui fuori da questa finestra rumorosa.ho nella mente l’immagine della stanza li’, ad arequipa, mentre esco e mi chiudo dietro la porta…iltuo letto, il tuo immancabile saccopelo, i maglioni, le scarpe. e poi il mio letto, sfatto, aperto, vuoto,inutile. ho avuto l’istinto di tirare su le lenzuola, cosi’, come per cancellare la mia presenza in quellastanza. pigrizia, non l’ho fatto.e dopo il click della porta, via, uno scorrere di immagini, suoni, l’aeroporto, caffe’, decollo, poi

lima, una giornata che se n’e’ andata veloce. 

Quando sono sbucata dalla metro, qui in lexington avenue, e ho ritrovato i taxi gialli, i negri per strada, le case grigie con i loro portoni lussuosi, i doorman ossequiosi d’improvviso dentro di me si sono risvegliati i colori della terra peruana, l’odore dentro ai bus, il profumo di pesto, il salmastro della terrazza di casa tua, la tua voce. forse stava cantando un pezzo di Simon & Garfunkel…!!!

un mese cosi’ atteso, cosi’ breve, ma lunghissimo.

Ho salutato in lab, a luglio, “bye, I’m going home”, con il cuore matto di felicita’, di impazienza.poi ritrovare le mille cose, i volti, i soliti pasticci.e te, Lorenzo che diventa dottore, le ansie del prima, la mia incredibile agitazione quel lunedi’. ela soddisfazione di vederti cosi’ sicuro, bello nel tuo vestito, davanti a tutti, davanti a me. e cosi’sempre “lui”. lo stesso lorenzo che fa volare l’aquilone sulle dune. che mi abbraccia in una tenda,freddisima, sotto la neve piu’ alta di sempre. sono uscita, per comprare due o tre cose. ma la frutta era troppo innaturale, li’ sul banco di “gristedes”, con lo spruzzo di acqua automatico per mimare il fresco. le scatolesugli scaffali sono tutte uguali. cosa ho voglia di prendere? la pioggerella tipo londra che cade pigranon mi aiuta, certo. il primo giorno a NY. mi sembra di non essere atterrata del tutto, stamattina. ti aspetto, qui nella mia “casa” di questa grande citta’. aspetto il tuo arrivo.  dopo chissa’ doveandrai. a genova, o a parigi. purche’ non a lima… vorrei che non ci aspettassimo piu’ per cosi’ tanto

tempo.

Dalla big apple, un bacio

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