matti

Al tiggí inneggiano al minimo storico della disoccupazione in Italia (ma da dove attingono le informazioni???…no comment, n.d.r.). Di bene in meglio, penso con buonumore alle rinfrescate glorie della mia possibile, auspicabile, futura professione.
I matti ritornano prepotentemente in scena.
Grazie a sanremo, naturalmente. Cristicchi santo subito.
Sperando in un gettito di risorse nel settore piu’ imbarazzante della rassicurante medicina dei tempi moderni, mi preparo ad un radioso futuro.
Per lo meno, mi alleno a cantare. In sottofondo, la radio. Se non sara’ come dottore, potrei ingrassare le statistiche governative con un bel coretto di matti.
I matti che cantano i matti.
Mica male.
Inizieró domani, salendo sulle gobbe morbide a aguzze di una traccia che si inerpica al rifugio. Inizieró in sordina, ansimando (il fisico é quello che é, figuratevi la mente…) nuvolette di strofe.
Saranno lenti tristi blues, come quelli dei raccoglitori di cotone? Saliró ad un rifugio che conosco da tanto tempo, dove non torno da troppo tempo.
Insieme, la mia imprevedibile sorella, vecchi amici.
Se nevicherá, i cristalli di ghiaccio contro la pelle, sulle guance, pizzicheranno meno di una mancanza dolorosa.
Canta che ti passa. E magari ci sará il sole.
Ai matti sciatori, ai matti che stanno rintanati in casa, in attesa dei tepori primaverili, ai sani di mente, buon we
P

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